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La Granfondo Città di Garda del Conte.

  • 4 apr 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Impagabile alzarsi con calma sapendo che la partenza della gara scelta, la Granfondo Città di Garda, sarebbe stata alle 11. Orario abbastanza inconsueto per una Granfondo che, di norma, ti costringe a fare certe levatacce all’alba se non prima. In questi frangenti ti aggiri come uno zombie prima che il canto del gallo saluti il nuovo giorno. La colazione diventa una sorta di tortura alimentare con il tuo stomaco che alza linee Maginot per arginare il cibo che ingolli come un automa. Ebbene, domenica, a Garda, tutto questo è stato un lontano ricordo. Il gallo si era sgolato per bene e razzolava felice insieme al suo harem. Io e i miei fidi Pelosi, Dylan e Milo, siamo usciti senza fretta per una bella passeggiata sul lungolago. Un paio di foto, respiri ampi per immagazzinare l’aria lacustre, qualche saluto di cortesia alle persone incrociate, e poi ricca colazione per essere pronti per le due ore di gara. Nel frattempo, la chat del Team Benetti si infervorava con msg e foto goliardici dei compagni che erano partiti da casa per raggiungere il nostro gazebo. Foto che per la privacy eviterò di pubblicare, ma che mi fanno piegare dalle risate. Il nostro gazebo si anima. Tutto è pronto per il previsto terzo tempo, compreso anche pane fresco procurato da Augusto. L’area dell’arrivo, dove siamo posizionati anche noi, è un brulicare di atleti che girano per scaldare i muscoli. Gli organizzatori impegnati negli ultimi ritocchi alla zona. Gli standisti che lustrano i prodotti esposti. Tutto, ormai è pronto, ma abbiamo ancora il tempo per sederci nel plateatico di un bar, per un caffè offerto da Maurilio, Capo dello Staff organizzativo. Le griglie vengono aperte e, stranamente, mi trovo in prima fila con gli amici del Team Bussola, grandi compagni delle pedalate invernali, e tanti altri conoscenti e non. Il clima è disteso e si attende solamente il “Via” di Maurilio. Io e i miei compagni del Team Benetti ci ripromettiamo di aspettarci, ma basta guardare i nostri occhi per non credere a queste promesse: “Ciclisti bugiardi :-D”. Io per primo…

Partiti e, come sempre, riesco a portarmi molto avanti, tanto che, a metà della prima salita, sono a ridosso della testa del gruppo. Mi sento bene. La costa incrinata lancia fievoli stilettate di dolore soffocate alla grande dall’adrenalina. Le gambe girano e sono convinto che posso fare una buona gara. Il mio punto di riferimento è Maurizio Cervellin, appartenente alla mia stessa categoria, che è avanti di qualche metro. Passiamo Albisano e comincia quel bel “mangia e bevi” che porta fino a Crero. Per chi non conoscesse questa località, il mio invito è di andarci perché questo piccolo e antico borgo è un terrazzo magnifico sul Lago di Garda e le montagne della sponda bresciana. La salita si fa sempre più dura e non dà respiro, ma non sento la fatica e continuo a navigare nella stessa posizione guadagnata all’inizio gara. La mia mente era già proiettata allo scollinamento dopo San Zeno di Montagna ed a quel fantastico single track delle Sperane, ma sento un rumore strano ed il classico risucchio della catena. Mi fermo per rimettere in sede la catena, ma mi accorgo che è piegata in un paio di punti e NON HO LO SMAGLIACATENA!!!

Mi sposto dal percorso ed attendo il passaggio di qualche mio compagno, purtroppo nessuno aveva quell’attrezzo che io avevo dimenticato in camper. Dalla disperazione tento di raddrizzare la catena usando dei sassi. Tentativo vano e quindi rinuncio, seppur a malincuore, a proseguire e scendo verso Crero, passando dalle incisioni rupestri. Nemmeno l’aiuto di un volontario, incrociato più sotto e che aveva una specie di pinza, è servito e sono sceso a Torri del Benaco per poi rientrare in qualche modo percorrendo la Gardesana. Sono arrivato al gazebo giusto il tempo di veder arrivare i primi della Granfondo Città di Garda, con gli ottimi risultati di Filippo Belloni e Luca Cerpelloni e anche di Maurizio Cervellin, primo della mia categoria…


Da quel momento è iniziata la festa al nostro gazebo che è stato scambiato per il ristoro finale della gara per la montagna di panini, crostate, acqua, bibite e birra. Una moltitudine di foto ha immortalato queste ore di spensieratezza. Siamo proprio un grande Team e un bellissimo gruppo di amici e la nostra allegria è contagiosa. Dovrei salutare tanti amici che si sono fermati da noi per qualche ciaccola e stretta di mano, ma ne saluterò solo uno in particolare che ho avuto il piacere di rivedere dopo quasi due anni di seri problemi fisici: Ciao Gigi Scarabello!


Potrei andare avanti per ore raccontando anche le ore trascorse piacevolmente da venerdì sera a domenica mattina con Claudia, Max Cecco, Boma, e Cerpe, ma preferisco tenerle per me ed archiviarle tra i miei più bei ricordi.


Se vedemo!


 
 
 

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